Monica Fonti
Nell’immenso e affascinante viaggio che è la vita, si nascondono una moltitudine di piccoli itinerari percorribili, sentieri scoscesi, avvallamenti, strade interrotte, nuovi orizzonti. Spesso ci sentiamo impauriti, soli di fronte al nuovo e all’imprevedibile non controllabile dalla nostra razionalità, alla quale come àncora di salvezza sempre ci affidiamo. La mente ci rassicura, ci fornisce quegli strumenti indispensabili per decodificare i messaggi che il mondo attorno a noi ci invia e che, in qualche modo, dobbiamo utilizzare per la nostra sopravvivenza. Tuttavia da tempo, folate di vento provenienti da oriente scompigliano le nostre poche certezze con l’ immagine di una mente illusoria e ingannevole. Dove allora la verità? Quali le possibilità di rimettere assieme i nostri pezzi? Esiste in noi un mondo che vive in punta di piedi, per non dare troppo fastidio a chi, volente o nolente, non è in grado di sentirlo, di accoglierlo e di riconoscerlo in tutta la sua assordante forza: il mondo emotivo. “Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un’altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita. La forza d’animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute.”(1) Questa estraneità assai diffusa riguarda tutti, proprio tutti, bambini e adulti e non conta essere laureati, diplomati, impiegati, nullafacenti, donne o uomini. Il deserto emotivo che ci circonda ci porta ad un isolamento quasi autistico dove le emozioni, che per loro natura hanno a che fare col movimento (e-mozione), sono il risultato di un inaridimento del cuore che non ha più radici né nutrimento. Gli esempi sono molteplici e sotto gli occhi di ciascuno di noi: nella scuola, sul lavoro, nella società, in politica. Non esiste alcuna risonanza emotiva se non la facile ovvietà del buonismo e del sentimentalismo o gli atti estremi e distruttivi. Pare che in un’epoca di grande stordimento comunicativo dettato da tecnologie sofisticate ed avanzate, non si sia più in grado di comprendere l’altro (com-prendere, prendere con sé), di accogliere le istanze di ciascuno e di viverle come possibilità di crescita interiore poichè ciascuno di noi è portatore di una personale verità e, pertanto, degna di rispetto. Comunicazione impermeabile alle emozioni. Questo è ciò di cui inevitabilmente ci nutriamo ma il comunicare è un fatto fisiologico, indispensabile all’individuo. “La funzione primaria del linguaggio è la costruzione di mondi umani, non semplicemente la trasmissione di messaggi da un luogo all’altro. La comunicazione diviene così un processo costruttivo, il processo sociale di base”. (2)Il mancato senso del costruire, del progettare ha lasciato spazio alle passioni tristi, quelle che riempiono i vuoti dell’anima, quelle che echeggiano irrimediabilmente tra i banchi di scuola, tra i volti degli adulti demotivati e scoraggiati che più non scorgono l’arte del vivere. “Il mio organismo vive, evolve, matura, libera i suoi fiori, i suoi frutti del tutto a mia insaputa: la creazione di ciò che sono, dell’albero che mi esprime è totalmente disinteressata agli scopi che io mi do, agli obiettivi che voglio raggiungere, al mio passato, alla mia storia. Dentro di me si sta svolgendo l’evoluzione del mondo, di cui io non sono che una tappa: tanto meglio posso “fiorire” quanto più accetto di partecipare ai “ragionamenti” della pianta, non ai miei. Sono molto più me stesso quando respiro, quando mangio, quando ascolto, quando guardo, quando amo rispetto a tutte le volte che penso”. (3)Da tutto ciò nasce la speranza di una possibile comunione mente/cuore, un collegamento tra la ragione e il sentire che si attui attraverso un’educazione emotiva attenta alle nuove generazioni ma non solo, rivolta anche agli adulti che hanno il compito e la responsabilità, verso se stessi e verso gli altri, di mantenere aperta quella comunicazione indispensabile per continuare ad incamminarci verso il lungo sentiero delle emozioni e delle relazioni”.
1 – “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani” Umberto Galimberti – Serie Bianca Feltrinelli – ottobre 2007
2 – “Il coraggio di mediare. Contesti, teorie e pratiche di risoluzioni alternative delle controversie” a cura di Fulvio Scaparro – Edizioni Guerini e Associati – giugno 2001
3 – “Non siamo nati per soffrire” Raffaele Morelli – Mondadori – 2005